Zoo School, horror all’italiana

di Claudia Pajewski per Repubblica XL n. 70 – Ottobre 2011

Quale studente non vorrebbe la propria scuola trasformata in un set di cinema horror? Siamo a Settimo Torinese, cittadina industriale alle porte di Torino. L’istituto tecnico “Galileo Ferraris” è un lungo serpentone in cemento armato, simile per forme e colori alle fabbriche che circondano la zona. Angelo Sabot, docente cocainomane, si aggira in stato confusionale per i corridoi deserti.Colto da un raptus omicida ha fatto fuori a colpi di martello preside, vice-preside e alcuni professori. Nell’arco del massacro una serie di flashback svela un anno scolastico altrettanto crudele, fatto di ricatti, soprusi e giochi di potere.

Zoo School è un horror a sfondo sociale di Andrea Tomaselli, regista catanese al suo primo lungometraggio, docente di Lettere e Storia nella scuola che fa da location al film. «Finora ci hanno raccontato storie in cui i ragazzi compiono dei massacri. Qui sono gli adulti il centro della storia, gli animali in gabbia da osservare. L’ horror è stato funzionale per raccontare la violenza psicologica del sistema scuola». Felpa e scarpe da tennis, un piccolo dreadlock tra i capelli rasati, Andrea non ha proprio l’aria del classico professore delle superiori. «Vorrei che Sabot ne uscisse come un eroe greco che compie gesti orribili portatori di catarsi, non solo per gli insegnanti, anche per i genitori e la classe politica». E’ nel vederlo gestire il set senza il minimo sforzo che diventa facile immaginare Andrea alle prese con una trentina di adolescenti furiosi. «Insegno negli istituti professionali da dieci anni», prosegue, «i ragazzi oggi hanno forti crisi di identità, hanno bisogno di un’educazione sessuale e alimentare, anche della psicologia, strumenti potenti per la consapevolezza di sé. Se noi docenti siamo delle persone problematiche, difficilmente potremo educarli. E’ un lavoro che non si può fare solo per soldi, e neanche senza una formazione pedagogica».

Tra gli intepreti del film il comico Natalino Balasso, Manuela Masserenti, Renato Cravero, Raffaella Gardon. Sabot, il protagonista è invece Gabriele Ciavarra, ventinove anni appena compiuti, alle spalle una lunga formazione teatrale al Piccolo di Milano: «Il mio personaggio vive una condizione di profonda frustrazione», racconta Gabriele. «Lavora in un luogo nel quale tutti i suoi ideali rispetto alla formazione e ai rapporti con i ragazzi sono disattesi e traditi. E’ una scuola pensata più come azienda che come luogo di trasmissione di cultura. La cocaina è in un certo senso un pretesto letterario per giustificare una reazione folle».

Viene naturale domandarsi cosa ne pensi il preside, quello vero, delle carneficine splatter nelle aule del suo edificio. Il professor Ugo Tinuzzo, al lavoro in presidenza per la preparazione del nuovo anno scolastico, sembra essere il più entusiasta di tutti: «Ho letto la sceneggiatura e mi sono convinto. Sono un appassionato del cinema horror degli anni settanta, soprattutto quello di Dario Argento. Lo sa che Profondo Rosso è stato girato a Torino? Penso sia un’esperienza formativa anche per i nostri ragazzi, per loro farei qualunque cosa. Quando Andrea mi ha mostrato le prime riprese ho provato una grande emozione, l’istituto era diventato un luogo terrificante!».

Zoo School è tra i primi film indipendenti in Italia prodotti con il sistema dei co-producers. Tutti, dal cast artistico a quello tecnico diventano proprietari in percentuale del prodotto finale. E’ un sistema rivoluzionario che scardina le gerarchie tipiche del cinema e supera l’impasse della crisi economica, mettendo sullo stesso piano denaro e lavoro. Cinque giovani produzioni indipendenti hanno creduto nel progetto: prime fra tutte le torinesi Indyca ed Epica Film, a cui si sono aggiunte la Hallucigenia Entertainment, la romana Woka e la piemontese Aidìa.

«Indiegogo è stato utilissimo per la ricerca dei collaboratori», racconta Simone Catania, produttore di Indyca (Independent Cinema Association). «Sul portale utilizziamo inoltre delle divertenti strategie di marketing per raccogliere fondi». Indiegogo.com è una delle tante piattaforme di crowd founding, spazio virtuale in cui presentare progetti indipendenti alla ricerca di finanziatori sparsi per il mondo. Sulla pagina di Zoo School le offerte vanno dai venticinque dollari per il dvd in versione deluxe a un massimo di settecento dollari con cui potete farvi ammazzare dal protagonista, con tanto di make-up e pioggia di sangue, ed essere inseriti nei contenuti speciali. Opzione scelta per esempio da un turco di Los Angeles, che ha versato l’intera quota salvo poi non presentarsi all’appuntamento con la troupe. C’è poi tutta la parte della comunicazione: youtube, facebook, twitter e un blog aggiornato in tempo reale per raccontare giorno per giorno la vita sul set (www.zooschoolthemovie.com). Il passo più difficile resta però la distribuzione. «Per ora abbiamo ottimi contatti all’estero, in Inghilterra e a Hong Kong», spiega Simone. «Il mercato asiatico, in particolare giapponese e coreano, è il migliore per questo tipo di film. C’è anche una casa di distribuzione italiana molto interessata, in qualche modo ce la faremo anche qui».

Da alcuni anni Torino è considerata il polo italiano del cinema indipendente. Da un lato il Torino Film Festival (a novembre con la sua ventinovesima edizione), dall’altro le politiche locali in ambito culturale, hanno creato un terreno particolarmente fertile per la sperimentazione. La città è nota a molti anche come la capitale esoterica per eccellenza. Leggende e simboli alchemici, storie di magia nera e magia bianca si tramandano da generazioni, rendendola dagli anni settanta in poi anche il luogo elettivo del cinema horror. Un genere che si presta oggi ai tempi della crisi, perché non richiede budget esorbitanti e trova con estrema facilità un ampio pubblico di appassionati. Che sia di buon auspicio per Zoo School, la cui proiezione nelle sale italiane resta l’ultimo grande mistero da risolvere.