Artificial Kid. Cronache rap dall’Aquila

di Claudia Pajewski per Repubblica XL (web) – Aprile 2011

E’ la regola. Solo accompagnati da una divisa in servizio. Solo con un pezzo di carta firmato. Le ordinanze vietano di entrare. A più di due anni dal terremoto L’Aquila è ancora una Zona Rossa permanente. Come nel capolavoro di Tarkovskij del 1979, anche qui oggi esistono gli stalker: liberi corpi che entrano senza chiedere permessi. Accompagnano gli increduli stranieri per mostrare lo stato delle cose: una città che sembra post-atomica, come nei più allucinanti romanzi di Philip Dick.

Un anno fa abbiamo raccontato il rap della Zona Rossa Krew e i grandi movimenti cittadini in rivolta (XL n.54). Oggi il tempo sembra come sospeso. C’è un’altra storia musicale che corre parallela a questo territorio. Un progetto hip hop che unisce Danno, voce storica del Colle der Fomento, un musicista aquilano di nome Stabbyoboy, un giovanissimo dj di Firenze che si fa chiamare Craim.

Nel 2008 L’Aquila è ancora una città bellissima, annoiata come tutti i piccoli capoluoghi di provincia. Il posto ideale per comporre un disco. Danno ha da sempre la passione per il cyberpunk. Divora libri, film, fumetti. Il Colle è un gruppo con i piedi piantati per terra. Sente l’urgenza di uno spazio altro dove dare vita anche ai suoi fantasmi. Contatta Stabbyoboy e Craim, si chiudono in studio all’Aquila. Nel Marzo 2009 esce Artificial Kid numero 47. Senza un’etichetta, con distribuzione su iTunes. Diventa in breve tempo un cult non solo per gli appassionati del genere, anche per chi l’hip hop non l’ha mai masticato. Dipingendo il peggiore dei futuri possibili, racconta la storia di un errore di sistema, il numero 47, unico tra milioni di cyborg ad avere un cuore e una coscienza. «In un certo senso un disco politico» spiega Danno, «se solo la politica fosse una riflessione sull’abuso delle tecnologie».

Un mese dopo, la storia che tutti conosciamo cambia il destino di questa città. In molti ricordano il silenzio. Tendopoli, strade vuote, macchine fracassate, nessuna luce alle finestre. Il disco girava in cuffia raccontando una fantascienza terribilmente simile alla realtà. AK sembrava descrivere la sensazione di comando e controllo governativo messo in atto in quello che in 23 secondi era diventato il più assurdo buco dell’apocalisse. Passano due anni. Danno e Craim decidono di tornare. L’occasione è l’incontro tra Stabbyoboy e una regista, Lidia Ravviso della Woka Production. Il resto è nel videoclip di La verità e nel video reportage che racconta le loro giornate aquilane. Qui i numeri 47 sono tanti, e non hanno alcuna voglia di farvi credere alle favole. Venite e cercateli, li riconoscerete al primo sguardo.

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