L’assedio a 100 km da Roma

Introduzione al cd del festival no-profit “Ladyfest Roma 2009″

Ogni Ladyfest è per sua natura legata al concetto di no-profit. Un esperimento che permette di oltrepassare l’interesse individuale verso un obiettivo comune di confronto e sperimentazione artistica, azionando dinamiche cariche di potenziale innovativo. Mesi di lavoro finalizzati alla creazione di un evento diventano occasione di scoperta delle singole personalità, del piacere dell’espressione in sé e della liberazione della carica latente data dall’unione di molteplici energie.  Uno stato mentale coerente con la natura stessa del festival, le cui finalità sono riconducibili alla 20090218162745_web-nikita-rodriguezdecostruzione di modelli imposti (sociali, sessuali, di genere) e quindi per definizione sbagliati; un laboratorio aperto non solo nei quattro giorni dell’evento ma fin dalla prima riunione organizzativa.  La storia della Ladyfest Roma si intreccia quest’anno con quella della città dell’Aquila, capoluogo di  ottantamila abitanti devastato in ogni sua funzione economica, sociale ed umana dal sisma del 6 aprile 2009. Agli occhi di chi non ha voluto credere alla propaganda governativa fatta di studiate inquadrature dei potenti davanti alle bare e alle macerie, agli occhi di tutte le persone che hanno toccato con mano il profondo disagio, lo scenario che si presenta è di un territorio di guerra, troppo simile alle immagini di luoghi solo in apparenza lontani dal quieto vivere dell’Occidente.  Alle centinaia di morti e alla perdita delle case e dei  luoghi di memoria si è aggiunta l’umiliazione quotidiana di una voluta assenza d’informazione, di un controllo sempre più invasivo da parte del Governo per mano della Protezione Civile, di un ostruzionismo nei confronti delle azioni volontarie di recupero di socialità. Durante i funerali di Stato ai nomi dei morti è stato sostituito l’elenco dei monsignori. Nessuno schermo ai presenti per elaborare la perdita degli innominati; contava solo la diretta per chi seguiva da casa le lacrime del Presidente. Quel giorno ci contavamo in silenzio, sopravvissuti nel piazzale blindato della Guardia di Finanza. La città ancora oggi è chiusa da posti di blocco: chi non ha beni da recuperare non deve vedere. Chi è nei campi non deve pensare. Chi non è schedato non deve entrare. A quest’abbrutimento indotto si contrappongono cittadine e cittadini organizzati dopo il terremoto in gruppi, reti e comitati. Con fatica, perché anche stampare e diffondere informazione libera diventa impresa in un luogo dove non c’è più nulla, e dove chi dovrebbe aiutare molto spesso ha ordine di ostacolare. Dal basso nasce la risposta, dall’alto ci dopano con le briciole. La rete 3e32 di L’Aquila, a cui Ladyfest Roma devolve quest’anno i fondi raccolti, organizza eventi culturali e musicali nell’unico luogo sociale presente fuori dalle 143 tendopoli chiuse, e assieme ad altri comitati locali e reti attive come Epicentro Solidale si oppone alle decisioni-lampo governative, che sfruttano la disinformazione per infilare decreti legge devastanti quanto il sisma. La democrazia è da tempo un contenitore vuoto. Qui la guerra è iniziata al 3:32 del 6 aprile 2009.  L’Aquila è l’Italia senza filtri televisivi. Proprio quando le regole si riscrivono, le abitudini svaniscono, e nel bene e nel male ciò che è latente si manifesta,  nascono anche zone temporanee libere per reinventare e mettere in pratica una società altra, anche migliore di quella di prima. Questo filo sottile lega la Ladyfest al capoluogo d’Abruzzo.