Intervista: Carmen Consoli

di Claudia Pajewski per Repubblica XL n.49 Ottobre 2009

«Penso che a tutto ci sia una spiegazione. Cerco di essere saggia, di non fermarmi al dogma, accettando il fatto che esistano cose inspiegabili che conosceremo domani, e qualcosa di mistico che non potremo comprendere mai».  Può capitare nelle persone creative una congiunzione degli opposti tra percezione della realtà e produzione artistica. Nel caso di Carmen Consoli all’intima poetica dei testi e della musica sembra corrispondere un approccio alla vita di tipo illuminista, che trova nella conoscenza l’unica chiave possibile per l’interpretazione del reale. Lei si definisce «orgogliosamente rétro», considera la fretta «un concetto malsano, da società usa e getta», preferendo ai voli di un’ora lunghi viaggi in macchina «per sedimentare le distanze». Non sopporta gli slogan, ha un’opinione fortemente critica del rapporto tra i media e le donne, e da questo argomento comincia la nostra chiacchierata, sedute al tavolino di un assurdo american pub in via Cavour, tra foto di Elvis, hamburger e schermi al plasma sincronizzati su Mtv.  Abbiamo scelto questo posto perché ci piaceva il contrasto, ed è uno dei pochi aperti fino all’alba di un qualunque mercoledì di Roma. Le chiedo se conosce il linkatissimo documentario Il corpo delle donne (lo trovate all’indirizzo ilcorpodelledonne.net) sull’uso manipolatorio che la televisione italiana fa dell’estetica femminile: «Non l’ho visto, ma da come lo descrivi lo condivido. I media ci considerano funzionali solo in termini di età. Per il mio senso estetico, invece, Virna Lisi a settant’anni è ancora una donna bellissima. Si teme l’invecchiamento del corpo come la comparsa di una grave malattia, senza pensare che la giovinezza si misura dallo sguardo, a prescindere da tutto. Personalmente sento di essere migliorata col tempo. Qui seguiamo questo modello americano da post-paninari, una sorta di dittatura estetica priva di una componente fondamentale: lo charme. Per me la donna deve avere morbidezze, classe, altro che supremazia della taglia… Puoi essere magra quanto vuoi, con la tartaruga sulla pancia, le tette rifatte e la bocca carnosa ma se non hai charme, cara mia, arriva una Juliette Binoche con la sua taglia 44 e ti fa correre».  Charme è un concetto sfuggente che lei mette benissimo a fuoco, riordina e serve caldo nel giro di dieci parole: «Un equilibrio tra giuste movenze, dominio di sé, carisma, dignità e dolcezza. È la consapevolezza della propria capacità di seduzione, l’accettazione di sé. Se ti nascondi dietro a mascheroni cerchi all’esterno qualcosa per sentirti meglio, e non ti ci sentirai mai. Per me le donne più belle sono quelle che non sono tanto belle, come Charlotte Gainsbourg. Non è perfetta ma assolutamente charmante».  Che si parli di estetica, religione, amore o politica, Carmen è un fiume in piena di minuziosi ragionamenti e associazioni mentali. Succede così che il discorso devia senza un apparente nesso logico, scoprendo un suo aspetto meno analitico: «Anche tu nata a settembre?… Mi diverte leggere l’oroscopo. Un po’ ci credo un po’ no, come i biglietti nei cioccolatini. Ma che gli astri influiscano in qualche modo su di noi, noi come parte dell’universo, assolutamente sì. In fondo l’astrologia è l’origine delle scienze moderne, i nomi delle costellazioni sono gli stessi da millenni».
Lei non se ne accorge, ma sugli schermi compare un suo videoclip, Signor Tentenna per la precisione, un attimo dopo averle chiesto se ha mai sperimentato in prima persona quelle che Gustav Jung (allievo di Freud e fondatore della psicologia analitica) chiama “coincidenze significative”: «Sì, mi è capitato. Anche sogni premonitori, e altre esperienze simili. Strano, sto leggendo proprio in questi giorni un trattato di un fisico quantistico giapponese sull’argomento. Prima del Novecento era inconcepibile che si potesse prendere un aereo e volare. Credo che lo studio dell’emisfero destro, quello votato alle emozioni e al senso, sia lo studio del domani. La mia vita è stata un insieme di coincidenze davvero improbabili per una ragazza cresciuta in un piccolo paesino come San Giovanni La Punta. Sono successe, una dopo l’altra, forse perché le ho desiderate davvero, ma senza avidità o vanità».  Fa una breve pausa, come a tradurre in parole una nuova associazione: «Se ci pensi anche l’amore è una percezione extrasensoriale. La gente scrive cose meravigliose quando ama, supera prove insuperabili, a volte impazzisce, come in uno stato alterato di coscienza. C’è una componente che muove il mondo che non è tangibile. Secondo me sappiamo perché succede tutto questo. Fondamentalmente, noi sappiamo già tutto, o quasi. C’è qualcosa che ci manca, ma ci sono vari momenti di illuminazione. Uno di questi è l’amore».  Succede a volte di scivolare nella metafisica, quando si parla a lungo nel pieno della notte. Sappiamo tutto, e non ne sappiamo nulla? Indugia un po’, riordina i pensieri, risponde: «Perché siamo mortali ed abbiamo paura di morire. Per questo non sfruttiamo al massimo le potenzialità. Si possono rovinare cose meravigliose così, come la propria musica, una storia d’amore. La società si nutre di questo, dell’ignoranza che genera paura. Un codardo non alza la testa. Segue Zeus o l’imperatore, mai se stesso».
Ripenso alle rughe vietate dalla tv, e al legame tra queste e le nostre paure ancestrali; poi al Signor Tentenna in cui «l’ignoranza è un non trascurabile complesso, una voragine». Carmen beve l’ultimo sorso d’acqua minerale. Il cerchio si chiude, bizzarro e perfetto.