Voci dal Cratere

di Claudia Pajewski per Repubblica XL n. 54 – Aprile 2010

L’Aquila 2010 a un anno dal terremoto e dalle sue 308 vittime. La ricostruzione non è mai iniziata. Migliaia di persone vivono ancora negli alberghi, anche a centinaia di chilometri dalla città. Sono state costruite 19 New Town nella campagna circostante, sobborghi antisismici senza servizi né punti d’incontro. nGli aquilani, disgregati in ogni parte d’Abruzzo, osservano impotenti quasi ottocento anni di storia cadere a pezzi assieme alla loro identità sociale e culturale. Il centro storico è sorvegliato a vista da militari. La chiamano Zona Rossa, la città proibita diventata famosa dopo lo sfondamento del popolo delle carriole, mobilitato per ricostruire riciclando le macerie. Cratere: così i terremotati chiamano il loro territorio dopo il big bang del 6 aprile 2009, un cratere con le sue storie di reti sociali distrutte e di nuovi legami nati tra le rovine. Nasty, Veleno, Collasso, Keso e Gorillaman sono tutti MC. Hanno tra i diciassette e i vent’anni. Chi ha avuto la casa distrutta, chi ha perso un amico. Vengono da diverse crew evaporate dopo la diaspora del terremoto. Poi c’è dj Keno, ultimo entrato. Ogni pomeriggio con un piccolo stereo si incontrano in un parco per fare freestyle. “La prima parola che ti viene in mente ?”chiede Keso premendo play. “Casa”, rispondo. Partono strofe improvvisate, rime e giochi di parole a tempo di hip hop. E’ un contrasto forte ascoltarli guardando i palazzi dietro di loro, abbandonati da troppo tempo. “Prima del terremoto c’era competizione tra i gruppi. Cose tipo la mia crew è più figa della tua”, racconta Collasso. “Oggi è diverso. I contenuti sono cambiati. Ci siamo incontrati sulla costa, nei primi mesi in cui eravamo sfollati. Una notte sulla spiaggia, dopo una serata di freestyle, abbiamo deciso di mettere su questo progetto nuovo. Lo abbiamo chiamato Zona Rossa Krew“. “Quello che ci serve” , aggiunge Gorilla, “è stare insieme e costruire qualcosa. Soprattutto dobbiamo riprenderci quello che è nostro: la Zona Rossa…”. La città che avevano e che rivogliono. Descrivono a memoria i loro luoghi: i Portici, Piazza Palazzo, Piazza Nove Martiri, Piazza San Pietro dove si riunivano gli studenti. La leggenda racconta di 99 piazze costruite dagli abitanti del contado. Si ribellarono ai feudatari e fondarono la città nel 1254. Non avere più una piazza è un affronto inaccettabile per qualunque aquilano. Collasso, vent’anni, è il più grande del gruppo: “Uno dei primi slogan dei cittadini è stato La città com’era e dov’era…. Dopo otto mesi in tenda e un anno negli alberghi se lo sono perso per strada. Ora si stanno risvegliando. Per tutto il marcio che c’è nell’imprenditoria e nelle istituzioni . E quelle maledete risate dei costruttori…Come dice Nasty in un suo pezzo, il vero nemico è l’avvoltoio: Viviamo come schiavi dei peccati dei nostri stessi padri / in un mondo governato da dei ladri/ ad accaparrare rapidi a truccare i risultati/ e guardali adesso fanno i capi.” Nasty viene da Praga, vive a L’Aquila da sei anni, è l’unico della crew ad essere entrato con la famiglia in un appartamento delle New Town. Paganica 2 è un quartiere nel deserto a venti minuti di macchina dal centro. “Mia madre è contenta perché ci hanno dato tutto, dallo scolapasta al televisore; ma non è una casa, è un posto dove dormire. Bisogna ricostruire la rete sociale, i posti d’incontro. Non è possibile che i quindicenni crescano in un centro commerciale, o che passino le serate su una strada a scorrimento veloce a bere birra in un container. Ho perso tantissimi rapporti a causa di questa disgregazione sociale”. Veleno con il terremoto ha perso invece il suo migliore amico. A lui ha dedicato tanti testi. Sul centro storico è il più rassegnato: “Auto dei carabinieri, camionette militari, mitra. Dicono che è per la sicurezza e va bene. Ma è pietoso”. Nel dicembre scorso la storia della Zona Rossa Krew si intreccia con un’altra giovane realtà: CaseMatte è un posto occupato dopo il terremoto all’interno dell’ex Ospedale Psichiatrico di L’Aquila. Sede del comitato 3e32, luogo autogestito di attivisti e musicisti: “Abbiamo prodotto il nostro primo mixtape con CaseMatte”, racconta Collasso, “perché c’è bisogno di spazi aperti che puoi riempire tu di contenuti. Nelle tendopoli non potevamo fare nulla senza chiedere il permesso. Vietavano tutto, anche le assemblee. Per mesi siamo stati imboccati. Poi la Protezione Civile se n’è andata, e si è portata via pure il cucchiaino. Resta un territorio stravolto ed il vuoto sociale. Nel mio piccolo lotto affinché questo non avvenga, anche attraverso la musica”. Il mixtape si chiama Voci dal Cratere, è una raccolta di nove tracce scritte dopo il maledetto 6 aprile. Partecipano al progetto vari gruppi della scena abruzzese: Anonima e Dogma 88 (con cui Collasso collabora) e poi Hade, Maltempo, Mary, vocalist dell’ormai storico sound system aquilano Dabadub. “Sta andando benissimo in città”, commenta Keso, “le persone si riconoscono nei testi. Lo distribuiamo in cambio di un’offerta con cui finanziamo eventi di MC”. Un disco colonna sonora di una città che ritrova se stessa sporcandosi le mani tra pietre e macerie. Lontano dai riflettori di quel miracolo annunciato e mai avvenuto, il vero miracolo è iniziato adesso: cittadini con pale e carriole che violano la Zona Rossa. Per salvare le macerie e usarle per far rinascere la città “com’era e dov’era”.