Intervista: Peaches

di Claudia Pajewski per Repubblica XL n. 46 – Giugno 2009

A più di due anni di distanza da Impeach My Bush, album del 2006, mi trovo a parlare con Peaches del suo nuovo lavoro I Feel Cream su una panchina qualunque di una Berlino assolata e primaverile. Il disco è uscito a maggio per la XL Recordings, la stessa etichetta di Beck, Radiohead, Sigur Ros e M.I.A. solo per citarne alcuni.I Feel Cream è a detta di Peaches il suo album più astratto: “I titoli dei precedenti erano forti, sfacciati come la battuta finale di uno sketch. I Feel Cream è meno diretto nei toni, più melodico e senza chitarre elettriche, caratteristica costante nei precedenti, dai suoni più fluidi. Ha molte parti cantate. È senza dubbio il mio album più dance”. Per chi ancora non la conoscesse, Peaches è universalmente riconosciuta come la regina dell’electro: nata a Toronto nel sessantotto, berlinese d’adozione con più di dieci anni di carriera musicale alle spalle e collaborazioni da far invidia: da Iggy Pop ai Garbage passando per Le Tigre, l’ormai onnipresente Beth Ditto dei The Gossip e le Chicks On Speed, in tour con artisti del calibro di Bjork, Marylin Manson e Nine Inch Nails. I suoi show sono un condensato di musica di alta qualità, cabaret dai toni grotteschi, scariche di adrenalina e molteplici ribaltamenti di stereotipi su sesso e ruoli di genere. Se il mainstream la chiama, lei accetta e rifiuta a seconda del caso, come nel 2003 con Britney Spears (“la collaborazione non mi sembrava interessante”), accettando invece di cantare con P!nk in “Oh my God”, ritenendola una sua sincera fan. Perennemente in bilico tra circuito off e circuito commerciale, tanto nel privato quanto nel pubblico, Peaches ha un approccio assolutamente orizzontale: da vera rockstar come ce ne sono poche in giro, non le importa molto chi sei o rappresenti ma come sei e ti relazioni con il mondo. La domanda più comune è sempre la stessa: perché tanto sesso nei suoi testi? Peaches risponde sorridendo: “Cerco di rivolgere delle domande al mainstream e alla cultura pop. Prendo quello che la gente dice attraverso questi canali, lo estremizzo e lo rielaboro attraverso una mia prospettiva. Il mainstream esplode di riferimenti al sesso, è un dato di fatto. Io semplicemente li ribalto. Questa scelta ha spesso suscitato reazioni controverse. Esiste un buco enorme tra ciò che è reale e ciò che è ben accetto. Dietro tutto questo ci sono grandi e illogiche paure”. Prima di diventare Peaches, Merrill Nisker era un’insegnante di musica e teatro di scuola elementare. La cosa non sorprende, viste le reazioni del pubblico durante gli show: abbracci, baci, un rito iniziatico di energia collettiva che si rinnova ad ogni concerto. “I bambini mi hanno insegnato moltissimo. A loro devo gran parte della mia capacità comunicativa. Da piccola ho ricevuto un’educazione tradizionale riguardo alla musica e al teatro. Suona quella nota, recita in quel modo e via dicendo. Desideravo che i miei alunni potessero provare gioia durante le lezioni. Una gioia creativa, superando le insicurezze. Ancora oggi il superamento delle paure è il fulcro del mio lavoro. Tutta Peaches può essere sintetizzata in questo: essere ciò che si vuole nel modo che più si desidera, con gioia. I bambini inoltre sono il miglior pubblico possibile: non hanno filtri e ti liquidano senza mezzi termini. Se non amano ciò che fai ti voltano le spalle e se ne vanno, se invece apprezzano ti saltano addosso e ballano. I bambini sono assolutamente punk-rock”. Tra foto di copertina con barbe finte, parrucche lunghe tre metri, dildo giganti che invadono gli show, questa donna teatralmente cattiva e volgare sul palco, gentile e attenta nel privato deve il suo nome ad una splendida canzone della cantante afroamericana Nina Simone. Al di là dei generi e dei meriti in effetti, il legame sottile tra Peaches e Nina Simone è paradossale ma forte. Ad un primo ascolto la voce di Nina Simone in radio può essere scambiata per quella di un uomo. Ma quando si copre la verità risulta altrettanto intensamente femminile. In quest’androginia artistica c’è una verità nascosta, che anche Peaches a suo modo rivela, azzerando con le sue performance ogni possibilità di definizione di genere. “Per me lei è tra le più sorprendenti musiciste mai esistite. Quando in Four Women pronuncia quella parola, lo fa con un impeto e una passione così estreme che ho desiderato lo dicesse a me. La lotta è sempre stata presente nelle sue canzoni, molto più di quanto io abbia mai fatto. Scegliere questo nome è stato un personale omaggio a lei e alla sua musica”. La saluto e mi allontano ascoltando I feel cream in cuffia, direzione una metro qualunque di Mitte. In lontananza la Tv Tower prosegue la sua segreta rotazione, tonda e scintillante come una disco-ball. Speriamo torni presto in Italia a salvarci, anche solo per il tempo di uno show.